Gruppo icat: 27 nuovi clienti per il primo semestre

Si confermano le previsioni per raggiungere entro fine anno i cinque milioni di fatturato complessivo

Il Gruppo icat chiude il primo semestre con 27 nuovi clienti acquisiti, tra cui Mokarabia, Grohe, Fini, Mazzetti, Selle Royal, Fondazione Cariparo, Telwin. Si tratta di gruppi imprenditoriali, sia nazionali sia multinazionali, attivi in molteplici settori: food, pet, industria, arte, cultura e professioni, per citarne alcuni. In costante crescita anche il numero di clienti gestiti, che ha superato le 90 aziende. Si confermano quindi le previsioni per raggiungere entro fine anno i cinque milioni di fatturato complessivo, sommando 3,6 milioni di Padova e Milano e 1,4 milioni di Modena (leggi l’articolo dedicato alla chiusura del 2015). Di segno positivo anche il bilancio delle nuove assunzioni: con otto nuovi collaboratori, l’agenzia oggi conta su uno staff complessivo di 60 risorse.

Claudio Capovilla, Presidente di Gruppo icat, sottolinea: «L’agenzia vive un momento di forte crescita e di sviluppo delle proprie potenzialità. Il primo semestre di quest’anno ne è la prova. Con orgoglio posso dire che sempre più spesso grandi marchi affidano a noi tutta la loro strategia. La sinergia delle sei diverse expertise, infatti, si conferma un fattore chiave per il nostro successo».

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Il Gruppo Icat cura il lancio della mostra “I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia”

La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ha scelto l’agenzia Gruppo Icat per il progetto strategico di promozione della mostra che porterà in Italia, da settembre 2016 a gennaio 2017, un percorso di colori e di emozioni, fitto di storie che sono diventate leggende, anticipatore di tendenze e di mode. “I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia” è la nuova affascinante mostra che racconta una straordinaria vicenda d’arte. I grandi pittori di fine ‘800 e primi del ‘900, tra cui Emile Bernard, Cuno Amiet, Charles Cottet, Paul Gauguin, Felix Vallotton, Paul Serusier, Gino Rossi, Oscar Ghiglia e Cagnaccio di San Pietro daranno vita a un viaggio iconografico tra cromie e sentimenti.

L’agenzia ha coordinato tutta la pianificazione media online e offline che andrà a lanciare e a sostenere la mostra nei mesi estivi e durante il periodo di apertura. Intensa sarà la visibilità su quotidiani, riviste tematiche e magazine di grande diffusione. Inoltre, è stata creata un’articolata strategia digitale che vede protagonisti i social e portali web. A Gruppo icat è stata affidata anche la direzione creativa della campagna di lancio che mette in primo piano la vivace forza espressiva e la dirompente energia cromatica tipiche delle opere esposte.

Il grande lavoro strategico è messo in evidenza da Evelyn Cagnin, Direttore marketing di Gruppo Icat: “Mostre di questo tipo necessitano di una promozione molto strutturata per dare la massima efficacia al lancio e garantire risultati misurabili e tangibili. È quindi un lavoro di squadra che ha visto cooperare in sinergia tutte le risorse del reparto strategico, creativo, pianificazione mezzi e digital”.

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Mediastar 2016: Gruppo icat è Special Star per direzione creativa e graphic design nella sezione packaging

Ennesimo riconoscimento per il progetto creativo ideato da Gruppo icat per il brand DiFrutta dell’azienda Bevande Futuriste. Già vincitore nel 2015 del premio Agorà e del premio Unicom “L’Italia che comunica”, il packaging sviluppato dall’agenzia ha conquistato anche la giuria di Mediastar, che ha tributato a Gruppo icat un riconoscimento speciale, la Special Star, sia per la direzione creativa sia per il graphic design dei succhi di frutta bio, inserendo il progetto anche nella short list.

Per DiFrutta Gruppo icat ha curato tutta la creatività e la strategia di lancio del brand. Il concept è stato quello di diffondere uno stile bio-fashion che si esprimesse nell’Adv, nel social media marketing, negli eventi. E nel sinuoso packaging. L’agenzia, infatti, ha scelto un pack dalla forma inconfondibile: morbida, in sintonia col gusto vellutato e polposo della frutta, sinuosa per omaggiare le donne, consumatrici attente per eccellenza. Il pack è simbolo dell’identità del brand così come il labeling che richiama il frutto ideale, superiore, eccellente che contraddistingue il vero succo DiFrutta.

«Questo importante premio – sottolinea Claudio Capovilla, fondatore e presidente di Gruppo icat – è un orgoglio per tutta l’agenzia. Tutte le nostre expertise, infatti, hanno lavorato in sinergia su questo cliente attuando una strategia di lancio efficace, come testimoniato dal grande successo di questi succhi fra i consumatori italiani. A questi risultati ha contribuito in modo essenziale il fascino del packaging, che è stato da subito apprezzato e ha portato molte persone a scegliere, gustare e amare la qualità DiFrutta e a sposare la filosofia di Bevande Futuriste».

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È dalla collaborazione che nascono idee veramente innovative

“Innovare oggi è mettere al centro il cliente, saperlo ascoltare in modo attento per far emergere esigenze profonde”, afferma Claudio Capovilla, Presidente di Gruppo icat. “In questa fase è importante prendersi cura di ogni sfumatura, di ogni dettaglio, perché ognuno di essi può essere un elemento chiave per costruire un’identità di marca solida, concreta e con un posizionamento strategico efficace. Tutto questo va poi portato al consumatore o all’utilizzatore di un prodotto o di un servizio. E quanto più sarà stato efficace l’ascolto iniziale, tanto più la marca sarà in grado di sintonizzarsi sulle esigenze dell’end user e rispondere alle sue richieste, facendogli vivere esperienze emozionali nuove, inedite e appaganti”. Anche la capacità di osservare e fare esperienza dell’ambiente in cui si è calati porta alla nascita delle idee, all’effervescenza creativa. “La cultura e la conoscenza sono un humus fondamentale per far sorgere l’innovazione, che cresce in un terreno culturale attento alla ricerca e pronto a captare nuove tendenze. Per questo è necessaria una forte sinergia fra tutti gli attori: aziende, istituzioni e anche università che, come luogo di formazione e studio, sempre di più stanno dialogando con il mondo delle imprese, delle professioni e della comunicazione. Dalla loro collaborazione possono nascere idee veramente innovative, perché ognuna di esse porta un punto di vista specifico. Ma sono convinto che per innovare sia necessario l’esercizio quotidiano di un pensiero che vada oltre le consuetudini e le abitudini. Spesso le innovazioni che oggi sperimentiamo sono state la fantasia di un visionario. Ecco, questo elemento di creatività deve essere il driver per l’innovazione”. In questo contesto, anche le aziende svolgono un ruolo importante in termini di approccio nei confronti del nuovo. “In particolare, le aziende italiane sono state e continuano a essere un esempio virtuoso di realtà capace di cogliere il valore aggiunto dell’innovazione. Ma solo della vera innovazione: quella che nasce dove c’è ricerca, cultura ed eccellenza professionale. In Italia gli esempi di successo sono molti: penso ai grandi marchi pionieri nel campo della tecnologia o nel mondo del design, della moda, dell’industria. Tutti hanno saputo innovare nel loro settore e hanno creato uno dei brand più apprezzati nel mondo: il Made in Italy. L’Italia è quindi un Paese ricco di innovazione e di creatività, forse manca la capacità di fare sistema, di rendere queste qualità un propulsore costante dell’economia. E per questo, come detto, è essenziale la sinergia fra aziende, agenzie di comunicazione, università e istituzioni”. Certo ci sono dei contesti in cui l’innovazione può trovare più facilmente un terreno fertile per germogliare. Tra questi probabilmente il retail è uno dei settori più pronti a ospitare e a stimolare l’innovazione. “I luoghi di acquisto sono lo scenario dove si incontrano in modo forte le emozioni e dove si misura l’efficacia dell’identità di marca. In questo ambito si intersecano architettura, creatività, digitale e molti altri aspetti della comunicazione e del marketing per creare esperienze uniche, dove il cliente è veramente al centro e può sperimentare il valore di un brand. Per le aziende, infine, è nel negozio, reale e virtuale, che si esprime e si avvera la più grande call to action che una marca può richiedere: l’acquisto”.

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Rassegna stampa: Pag. 228-229


Capovilla rappresenta Unicom nel CdA di Pubblicità Progresso

Il presidente di Gruppo icat, Claudio Capovilla, che entra a far parte del Consiglio di Amministrazione di Fondazione Pubblicità Progresso come rappresentante di Unicom. Capovilla ha una lunga esperienza all’interno delle associazioni e degli organismi di settore nel mondo della comunicazione italiana: già vicepresidente Unicom fino al 2015, di cui è stato rappresentante delegato per il Triveneto e coordinatore nazionale di tutti i delegati regionali, ha fatto parte anche del Consiglio di Amministrazione di Audipress. “Sono molto onorato dell’incarico che mi è stato dato: una nuova opportunità di crescita, ma soprattutto un importante riconoscimento”, è il commento di Capovilla, “perché la Fondazione rappresenta un esempio positivo, a livello internazionale. È l’espressione migliore di un’Italia formata da professionisti della comunicazione che cooperano per la diffusione di una cultura ispirata ai valori profondi dell’etica e in grado di sensibilizzare la società civile su temi importanti per i cittadini e il Paese. Per questo sono entusiasta e onorato di rappresentare Unicom, con un ruolo di così grande responsabilità all’interno di un’istituzione storica della comunicazione italiana”.

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Rassegna stampa: Pag. 230


Marche solide in un ambiente liquido

Mentre spariscono i confini tra fisico e digitale, lo scenario in cui si muovono prodotti e consumatori diventa sempre più liquido. È in questo contesto che servono marche più solide: attrattive,riconoscibili, uniche. Capaci di svolgere il proprio ruolo in tutti gli ambienti, dal punto vendita al web.

“Una forte brand identity è sinonimo di magnetismo, di irresistibilità: consente di essere scelti dai consumatori in modo automatico, senza ogni volta essere confrontati con gli altri”, esordisce Walter Caccia, Head of Brand & Communication di TNS. “È il modo, oggi, per competere in modo efficace e mantenere un vantaggio competitivo derivante dal valore percepito dal mercato, dal trovare in quella scelta una ricompensa che va oltre il beneficio ottenuto dal fatto di utilizzare il prodotto acquistato. I brand sono continuamente alla ricerca di strumentiche possano aiutarli ad avere questa capacità attrattiva in grado anche di alleggerire la pressione competitiva sul prezzo, che diversamente rischia di diventare l’unico terreno di battaglia con tutte le conseguenze e i rischi che questo comporta. Il presupposto per costruire un’identità forte è quello di attivare un solido percorso strategico, fondato su solidi presupposti teorici e attento ai diversi contesticulturali e alle specificità dell’industry, attraverso i seguenti passaggi:- la generazione degli insights necessari allo sviluppo di una strategia di brand; – l’identificazione dei possibili percorsiche il brand si trova di fronte per rafforzare la propria istintività e il proprio posizionamento; – lo sviluppo coerente di tutti i programmi di attivazione, in grado di trasferire la strategia a tutti i livelli dell’organizzazione”. Due elementi chiave su cui ancora oggi molte aziende falliscono nel costruire una forte brand identity sono la distintività e l’attivazione, strettamente collegate tra di loro. “Partiamo dalla distintività. Con le più svariate motivazioni, sono ancora molti oggi a essere convinti che la strategia migliore sia quella di rivolgersi a tutti, considerandoche potenzialmente nessuno è escluso a priori dal poter diventare cliente di un brand. Fortunatamente i consumatori non sono tutti uguali, hanno bisogni diversi, e come abbiamo già accennato in apertura, le loro scelte sono spesso legate alla ricerca di una risposta emozionale ai propri bisogni, laddove gli elementi più strettamente di prodotto mantengono sempre un ruolo essenziale ma sempre più raramente possono da soli fare la differenza. Voler rispondere a tutti i bisogni dei consumatori, conduce spesso il brand a intraprendere iniziative che toccano le corde emozionali di persone diverse, rischiando di creare un cortocircuito nel consumatore, al quale viene a mancare la capacità di riconoscere l’indentità del brand in modo univoco e immediato. Il brand non è più da tempo riconosciuto per quello che offre ma per quello che è, per la sua identità e il suo modo di porsi verso i consumatori, e la distintività è il perno su cui costruire la propria personalità, affinchè in tutte le sue espressioni e i punti di contatto, chiunque sia in grado di identificarlo rapidamente e in modo inequivocabile. Per lavorare in questa direzione, il secondo elemento chiave riguarda le iniziative di attivazione, che devono avere linee guida comuni, trovare i codici, i linguaggi, i simboli coerenti a esprimere con compattezza l’identità del brand”. Uno dei temi più attuali è la moltiplicazione dei touchpoint e il ruolo sempre più importante che ricoprono nel generare brand experience, soprattutto laddove si crea una vera e propria interazione tra il brand e il consumatore, tipicamente nell’ambito digital e dei social media. “La numerosità e varietà di tipologie di touchpoint fornisce molteplici opportunità per i brand, ma vanno anche gestiti adeguatamente i rischi che questo comporta. In particolare quello che emerge come maggior rischio è il proliferare di strategie diverse, una per ciascun canale di attivazione: il retail, la comunicazione, il digital. È indiscutibile che ogni piattaforma ha le proprie regole e i propri codici specifici, ma il brand deve continuare a esprimere la propria identità in modo consistente, allineato: si tratta di trasferire la strategia in modalità esecutive specifiche, ma non di reinventare una strategia differenziata per ciascun touchpoint. Avere una forte brand identity e una consapevolezza diffusa internamente all’azienda, consente di facilitare tutti i processi e di trasferire il DNA del brand in modo più agile negli specifici ambiti in cui le attivazioni prendono forma. La distintività dei valori del brand offre infine un grosso vantaggio dal punto di vista dell’attrattività dei potenziali talenti, perché coloro che sentono un feeling tra l’identità del brand e le loro aspettative rispetto all’ambiente di lavoro in cui si dovranno inserire, saranno più facilmente in sintonia con le strategie e potranno diventare in prima persona dei veri e propri ambasciatori del brand”.

La brand equità di un marchio storico del caffè

Il mercato del caffè in Italia è stato da sempre il terreno di un grande fermento creativo a livello di advertising, comunicazione e marketing. Molti sono i brand iconici, che sono diventati top of mind nella cultura di massa. Fra questi, Mokarabia, che ha affidato all’agenzia di comunicazione e marketing Gruppo icat un progetto di ivisitazione della propria brand identity per creare un nuovo posizionamento in grado di valorizzare il patrimonio storico dell’azienda e la brand equity del marchio. La strategia di Gruppo icat è partita da un’analisi approfondita del mercato di riferimento, con una rassegna articolata dell’identità dei vari player internazionali del mondo del caffè. “Questo settore è notoriamente molto competitivo dal punto di vista creativo”, sottolinea Elena Borella, Direttore Creativo di Gruppo icat. “Qui si sono confrontati i grandi nomi della pubblicità, per questo è stato essenziale identificare un set di valori distintivo. Alla luce di un complesso lavoro, che ha fotografato il mondo del caffè, abbiamo scelto come archetipo ideale l’angelo custode: simbolo di empatia, relazione, fiducia, ascolto e protezione. Da qui siamo partiti per elaborare una nuova mission e vision, dalle quali è stato poi creato un concept forte che ha ispirato una rivisitazione del marchio e lo studio del nuovo pay-off”. Come far diventare il rito del caffè un’esperienza ancora più unica, irrinunciabile e appagante? È questa la mission di Mokarabia: far rivivere il sapore autentico, vero e genuino del caffè, in chiave moderna. Il tutto in funzione di una vision che vuole portare il marchio a essere riconosciuto come punto di riferimento, che sa mettere le persone al centro e renderle protagoniste di un’esperienza di consumo unica. L’archetipo dell’angelo custode è stato scelto proprio perché è una f igura capace di ascoltare in modo empatico, di anticipare e assecondare i desideri seguendo i principi quali l’etica, la trasparenza, il rispetto, l’affidabilità e l’impegno. Da questo posizionamento, nasce il concept che ha ispirato il nuovo pay off: “l’aroma del tuo mondo”, in grado di esprimere la capacità di entrare nella sfera emozionale delle persone ed enfatizzare il gusto unico e piacevole di Mokarabia. La rivisitazione del marchio, inoltre, vuole recuperare la grande tradizione della marca, andando a valorizzare, con un tratto estetico molto moderno, la palette colori storica del brand e il pittogramma.

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Rassegna stampa: Pag. 255-258


Mokarabia si affida al Gruppo icat per il nuovo posizionamento del marchio

L’obiettivo è riportare l’azienda al centro della società italiana, proprio come lo era, storicamente, quando nel 1951 la torrefazione era situata nel cuore di Milano

Mokarabia si è affidata al Gruppo icat per un progetto di rilancio del proprio marchio, che comprende il completo riposizionamento del brand. L’obiettivo è riportare l’azienda al centro della società italiana, proprio come lo era, storicamente, quando nel 1951 la torrefazione era situata nel cuore di Milano. «Oggi Mokarabia – spiega Luca Giani, ad dell’azienda – vuole esprimere i grandi valori che ne hanno fatto un marchio riconoscibile nella mente degli italiani. Storia, artigianalità, qualità sono i punti chiave per il nuovo posizionamento come marchio premium. Questa identità andrà a consolidare la brand equity del marchio, sia nel segmento consumer sia professionale. In questo percorso, credo che l’approccio strategico molto forte, la qualità professionale e l’ambiente giovane e smart che ho apprezzato in Gruppo icat siano un driver importante per la storia di Mokarabia». «Lavorare per un brand radicato nella storia d’Italia è un grande orgoglio per tutta l’agenzia – commenta Massimiliano Rizzi, direttore clienti di Gruppo icat – perché ci permette di esprimere al meglio tutta la grande energia di un team affiatato e concentrato su una chiara visione strategica. Sono certo che la nostra esperienza e conoscenza delle dinamiche del mercato e della comunicazione del settore food daranno risultati eccellenti nel branding di Mokarabia».

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Rassegna stampa: Pag. 261


Claudio Capovilla

Il viaggio del Messaggio: Dal brief in poi il messaggio vive diversi processi creativi che fanno in modo che una volta arrivato a destinazione, il viaggio non si fermi…

Quale metodo deve perseguire il professionista per sviluppare un contenuto di valore che arrivi al destinatario del messaggio e che da lì riparta per prendere nuova vita?

Oggi si parla costantemente di metodo. Il rischio però è quello di creare un semplice contenitore, spesso vuoto o riempito con concetti vaghi, astratti, poco usabili nella quotidianità di un’agenzia di comunicazione. In Gruppo icat abbiamo fatto una scelta molto radicale, iniziando qualche anno fa un percorso di trasformazione attraverso i concetti del lean thinking. All’inizio sembrava un’utopia nel nostro settore, perché importava una filosofia diffusa nel mondo della produzione industriale, ma poco conosciuta nell’ambito dei lavori creativi. Oggi, tuttavia, sono orgoglioso di poter dire che il metodo lean permette di raggiungere importanti risultati sia a livello di soddisfazione dei clienti sia innalzando il livello qualitativo dei lavori. Oggi il mercato richiede puntualità e precisione, rapidità e cura del dettaglio, versatilità e agilità: tutto questo è possibile in un gruppo di lavoro numeroso come quello della nostra agenzia, solo se c’è una piena condivisione della vision e degli strumenti utili a realizzarla. Di più: avere un metodo preciso è la chiave per liberare la creatività delle risorse e veicolarla in modo efficace verso il raggiungimento degli obiettivi e l’implementazione della strategia di marca.

Oggi in quale misura siamo disposti a seguire il content marketing di marca? I social favorendo la condivisione sono il canale ideale per ingaggiare l’utente?

Oggi i social sono pervasivi perché hanno eliminato le barriere fra aziende e pubblico di riferimento: sono un mezzo di comunicazione fluido, dove i confini fra vita personale, passioni, lavoro, professione sono caduti. Quindi il digital marketing deve tener conto di questa realtà, che è complessa ma al tempo stesso ricca di opportunità.Per essere efficaci ci vogliono elementi chiari: strategia, emozione, coerenza. La visione strategica è fondamentale, perché orienta lo sguardo verso dove vogliamo traghettare un brand e in base a questo si scelgono gli strumenti più adatti. Il cuore della strategia, però, è l’emozione. Questa crea la grande call to action, la più importante.Perché solo coinvolgendo, facendo sognare e proponendo esperienze vivide è possibile portare le persone a seguire un brand, ad amarlo, a sceglierlo. E questa dinamica è vera sia per il mondo consumer sia per il B2B, perché anche in quest’ultimo caso la marca deve riuscire a parlare al cuore delle persone, deve connettersi ed entrare in simbiosi con l’anima B2C del B2B. La coerenza, infine, è la chiave per ottenere un messaggio potente, che si declina sui vari strumenti conservando intatta la potenza dell’emozione e i valori di marca che la strategia vuole far emergere.

Quali sono gli errori da non commettere in comunicazione?

Distinguerei fra errori riguardanti i singoli strumenti di comunicazione e quelli relativi alla strategia. Parlando di contenuti, per esempio, sbagliare il tono di voce, dare per scontato che il pubblico conosca l’azienda oppure trascurare la relazione o, all’opposto, essere troppo pressanti, sono tutti errori che rischiano di rompere quel rapporto di fiducia fra azienda e pubblico. Costruire un’identità di marca, infatti, è un processo lungo, prima di analisi e poi di visione strategica, ma bastano pochissimi passi falsi per indebolire, talvolta in modo grave, la brand reputation. Inoltre, come professionisti della comunicazione un errore grave – dal mio punto di vista – è dimenticarsi del nostro ruolo: dobbiamo essere partner del cliente, non dare nulla per scontato, immedesimarci nel suo mondo, condividere difficoltà, desideri, sogni e non limitarsi, semplicemente, a reagire alle sue richieste. Oggi, dobbiamo provocare, punzecchiare, sollecitare perché dobbiamo anticipare il mercato, senza subirlo passivamente.

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Rassegna stampa: Pag. 280


Gruppo icat punta a 5 milioni di fatturato nel 2016

L’agenzia guidata e presieduta da Claudio Capovilla acquisisce nuovi clienti e rinforza lo staff con cinque assunzioni

Gruppo icat chiude il 2015 con fatturato di 4 milioni di euro, in aumento del 30% rispetto al precedente anno, 24 nuovi clienti e cinque nuove assunzioni. Importante il contributo garantito dal digital sul fatturato dell’azienda, pari a 1,5 milioni di euro e in continua crescita. L’agenzia nata a Padova, 20 anni fa, e presente oggi anche a Milano e a Modena, ha acquisito, tra gli altri, l’Università di Padova, DiFrutta, Police, Lapitec, Baxi, Mokarabia, Forno d’Asolo e Bft. Molti i clienti fidelizzati, che da anni confermano l’azienda come partner unico per il marketing, ai quali si sono affiancate dunque le nuove acquisizioni, per un totale, a gennaio 2016, di oltre 75 aziende.,Nel 2016 la società punta ad ottenere un’ulteriore crescita del suo giro d’affari, con un fatturato atteso di 5 milioni di euro, in aumento dunque di oltre il 20% sul 2015. Le performance sono state supportate da un investimento in risorse umane, grazie a nuovi inserimenti nello staff per il potenziamento del reparto account, del team creativo e della divisione che si occupa di architettura. Sempre più sinergica, inoltre, la partnership con Makkie, la software house specializzata nel mondo digital. In totale, fra le due realtà, lavorano oltre 55 persone, con un’età media di 30 anni e una preparazione di alto livello. «È stato un anno ricco di sfide vinte», commenta Claudio Capovilla, fondatore e presidente di Gruppo icat. «Abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati, sia per quanto riguarda il fatturato sia per l’acquisizione di clienti e la loyalty di marchi con i quali storicamente lavoriamo. Fondamentale è il gruppo di lavoro e il metodo che applicano in ogni progetto: è un valore che sempre di più è riconosciuto dai clienti e che è stato confermato anche dai numerosi premi vinti quest’anno. Il 2016, appena iniziato, sarà un anno di intenso sviluppo e che sarà dedicato al potenziamento delle opportunità verso i grandi marchi internazionali».

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Rassegna stampa: Pag. 305


Pet Village sceglie Gruppo icat per la comunicazione

Pet Village, punto di riferimento per il mondo del pet care, affida a Gruppo icat tutto il progetto strategico e creativo per sviluppare gli strumenti necessari a consolidare la leadership dell’azienda nel settore attraverso canali digital, offline e punto vendita. Con più di dieci brand, Pet Village si occupa di tutte le esigenze degli animali d’affezione e dei loro padroni, proponendo una vasta gamma di prodotti che comprendono igiene, antiparassitari, accessori e alimentazione. “Pet Village è una realtà in forte espansione – dichiara Vito Bolognese, socio fondatore dell’azienda – che ha chiuso a +30% il 2015, con una previsione di crescita del 20% per il 2016. Le strategie da noi ipotizzate hanno l’obiettivo di ampliare la conoscenza del nostro marchio e di aumentare la sua reputazione sia sul segmento consumer che B2B. Per questo abbiamo scelto Gruppo icat, un’agenzia con expertise diverse unite da una strategia e un metodo molto chiari ed efficaci”. “Sono molto felice di lavorare per e con Pet Village – sottolinea Claudio Capovilla, presidente di Gruppo icat – perché è un’azienda che permette all’agenzia di esprimere tutte le sue potenzialità e che sono sicuro potrà dare al nostro cliente strumenti eccellenti per consolidare la marca, aumentare la brand reputation e la loyalty dei marchi”.

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TODAY PUBBLICITA ITALIA
Rassegna stampa: Pag. 335


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